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Beati voi

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AVVENTO 2002 e QUARESIMA 2003


DOMENICA I DI AVVENTO ANNO B

“BEATI VOI”

Dopo aver meditato lo scorso anno nei periodi di avvento e di quaresima sulle “Opere di misericordia”, proseguiremo quest’anno le nostre riflessioni rileggendo le “Beatitudini”. Un richiamo in questo senso ci viene dalle parole del Papa Giovanni Paolo II:

“Il programma evangelico delle Beatitudini è molto importante per la vita del cristiano e per il cammino di ogni uomo.
Per entrare pienamente in sintonia ed in modo concreto con le Beatitudini, è necessario cogliere in profondità ed in tutti i suoi aspetti l’essenza del messaggio di Cristo; bisogna accettare senza alcuna riserva l’intero Vangelo.
Le otto Beatitudini costituiscono il codice più conciso della morale evangelica, dello stile di vita del cristiano.
Le parole che Gesù pronunciò duemila anni fa, nel discorso della montagna, sono sempre di vitale attualità.
Illuminando la storia sono giunte sino a noi.
La Chiesa le ha sempre ripetute e lo fa anche ora, rivolgendole soprattutto ai giovani di cuore generoso e aperto al bene”.

LE BEATITUDINI

Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti,perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.”   (Matteo 5,1-12)

Le Beatitudini rappresentano una sintesi suggestiva del Vangelo, la buona notizia portata da Cristo Gesù agli uomini. Esse rappresentano una provocazione nei confronti della mentalità corrente affascinata dal mito della ricchezza, del piacere, del potere e della forza, ed un invito al coraggio e alla speranza…
E questo invito alla speranza in mezzo alle difficoltà, ha dato coraggio a una generazione immensa di cristiani, che dai martiri dei primi secoli agli operatori di pace di oggi, hanno saputo lavorare per costruire”il Regno dei cieli” cioè il regno della giustizia, della pace, della non-violenza, della purezza di cuore e della misericordia, in una parola il regno dell’amore.
Preghiera: O Gesù, tu che hai vissuto con passione incontenibile la preoccupazione per il regno del Padre tuo, ossia per la vita in abbondanza in tutti e in ognuno degli esseri umani, fa anche di noi, come hai fatto dei tuoi discepoli e di tanti che lungo il tempo hanno creduto alla tua parola, dei costruttori del “Regno di Dio”. Amen.

DOMENICA II DI AVVENTO ANNO B

“BEATI I POVERI IN SPIRITO PERCHE’ DI ESSI E’ IL REGNO DEI CIELI”

Le persone piccole, povere, sole, malate e peccatrici sono, nei quattro Vangeli, molto vicine a Gesù.
Egli si rivolge a loro con una attenzione particolare, le predilige, dice di loro che possono insegnare qualcosa agli altri.
Le Beatitudini indicano la preferenza di Dio verso coloro che ai nostri occhi sembrano i più piccoli, i meno fortunati…
Tra Gesù e queste persone esiste un rapporto particolare,in quanto Gesù le considera “importanti”ai fini della sua missione.
Nel Vangelo di Matteo si definiscono beati “i poveri nello spirito”, in quello di Luca si dice “beati voi poveri”. I poveri nello spirito sono coloro che confidano in Dio, perché si sentono piccoli, poveri interiormente di fronte alla grandezza di Dio.
Ma poveri possono essere anche coloro che non possiedono ricchezze, vivono in modo distaccato nei confronti dei beni della terra, usano di essi senza abusarne e condividono ciò che possiedono con chi possiede meno, perché la loro fiducia è riposta in Dio.
Probabilmente noi non siamo di quei poveri che oggi, come ai tempi di Gesù, stanno veramente male perché mancano dei beni fondamentali della vita. A noi è rivolta piuttosto la beatitudine della “povertà in spirito”. Allora chiediamoci queste due cose:
  • Cerchiamo realmente di avere una fiducia radicale in Dio, nel suo amore fedele e indefettibile, anche quando ci troviamo in mezzo alle difficoltà, piccole o grosse, della vita?
  • Diciamo, come Gesù, più con i fatti che con le parole, ai poveri: “Beati voi perché vostro è il regno di Dio”? ossia: “Beati voi perché Dio, per mezzo nostro, sta cambiando la vostra sorte”?
Preghiera:

O Gesù, tu sei vissuto da povero e hai avuto predilezione per i poveri, proprio perché amavi la vita di tutti. Aiutami a meritare la beatitudine della povertà che tu hai proclamato: che la mia fiducia in Dio sia senza limiti, che io ami la vita di tutti, e che essa occupi tutt’intero lo spazio del mio cuore! Amen.

DOMENICA III DI AVVENTO ANNO B

“BEATI GLI AFFLITTI PERCHE’ SARANNO CONSOLATI”

Questa Beatitudine sembra sconvolgere la comune mentalità che vede nei ricchi e nei potenti la felicità, il benessere, il successo. Ma per il Vangelo anche gli afflitti, coloro che piangono e che sono provati dal dolore fisico, morale, psicologico, possono essere beati, perché possono fare l’esperienza della consolazione che viene dal Signore Gesù. E’ necessario, inoltre, non fermarsi ad una interpretazione riduttiva di questa Beatitudine, secondo la quale coloro che soffrono saranno beati perché saranno ricompensati nella vita eterna. Questo  certo non corrisponde in pienezza al pensiero di Gesù: infatti ci lascia nelle nostre comode posizioni individualistiche non coinvolgendoci, come persone e come comunità, nelle situazioni che richiedono la nostra partecipazione.
E’ importante approfondire la seconda parte della Beatitudine: si è felici non perché si è afflitti, ma perché si riceve la consolazione che viene da Dio, che è “padre di ogni consolazione”: “come una madre consola un figlio – dice la Bibbia – così io vi consolerò”. Nella Beatitudine si coglie anche la dimensione dell’impegno e della responsabilità di ogni cristiano, di ogni famiglia e della comunità ecclesiale tutta.
Questa seconda Beatitudine pronunciata da Gesù sta a dire anche un’altra cosa: che occorre fare il possibile per asciugare le lacrime che grondano dagli occhi umani, “piangendo con chi piange” (Rm 12,15), essendo vicini a chi soffre e, nella misura delle proprie capacità, rimuovendo le cause della sua sofferenza.
Asciugare le lacrime oggi significa aiutare l’uomo o la donna che sono nella solitudine e nell’incomprensione, essere capaci di ascoltare con profondità chi si sente emarginato, accompagnare chi è vittima della malattia o dell’estrema povertà, come fanno i mille testimoni che condividono la vita dei poveri e sofferenti nei posti più miserevoli della terra. Ma significa anche darsi da fare per sradicare quelle ingiustizie che, nella vita sociale e perfino planetaria, creano, come ha detto tante volte papa Giovanni Paolo II, milioni di esclusi ed emarginati.

Preghiera:

Ci hai fatto sapere, Gesù, che Dio è tenero e che non vuole altro che la nostra gioia e la nostra felicità. Aiutaci a crederlo sempre, malgrado tutto,particolarmente nei momenti più duri e difficili della nostra vita. Vogliamo che sia sempre viva dentro di noi la tua parola che dice: “Beati voi, che piangete, perché sarete consolati!” Facci avere sempre questa consolazione, perché anche noi possiamo essere tra coloro che asciugano le lacrime che sgorgano dagli occhi dei fratelli. Amen.

DOMENICA IV DI AVVENTO ANNO B

“BEATI I MITI, PERCHE’ EREDITERANNO LA TERRA”

Questa terza Beatitudine ci presenta un’ulteriore condizione che Gesù indica all’uomo che voglia diventare degno della salvezza ed entrare a pieno titolo nel Regno di Dio; la mitezza. Nella Bibbia spesso la mitezza appare legata strettamente alla povertà, ma anche all’umiltà, come ci ricorda lo stesso Gesù: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore” (Mt 11,29). Che cosa, dunque, significa mitezza? La traduzione interconfessionale della Bibbia ci viene in aiuto, traducendo i miti con “coloro che non sono violenti”, sottolineando in questo modo una relazione diretta tra questa Beatitudine e il resto del discorso della montagna. La realtà di oggi presenta infinite violenze sia collettive (guerre, terrorismo, genocidi, sfruttamento di interi popoli) sia inflitte singolarmente verso gli uomini e verso il creato… tanta, tanta violenza visibile o invisibile che semina dolore e morte nel mondo. Davanti a tutto ciò Gesù lancia la sua grande parola: “Beati i miti, perché erediteranno la terra”. Mite è chi non dà retta al suo istinto di sopraffazione e di vendetta, ma si sforza di rispettare tutti e di vincere il male con il bene. Con frasi alle volte paradossali Gesù ha illustrato il comportamento mite, diametralmente opposto a quello violento. Egli stesso a chi durante il suo processo davanti al sinedrio lo percosse sulla guancia, rispose: “Se ho parlato male,dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?” (Gv 18,23).
E’ una risposta piena di dignità, ma anche di mitezza, che non si arrende al male, ma lo supera con il bene. Come in tutte le altre cose anche in questa Gesù è stato coerente fino in fondo con quanto diceva. L’apice di questo suo atteggiamento di mitezza lo rivela la preghiera da lui fatta sulla croce in favore di coloro che lo torturavano: “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno”(Lc 23,34).
Guarda dentro al tuo cuore e vedi se vi sono dei sentimenti di vendetta o di orgoglio. E’ possibile che, come ogni altro essere umano, anche tu ogni tanto sia preso dal desiderio di ripagare il male con il male, di fare “giustizia”…Lascia quindi che risuoni nel tuo cuore la grande parola di Gesù: “Beati i miti, perché erediteranno la terra”.

Preghiera:

C’è tanta violenza nel mondo, io voglio vivere la Beatitudine dei miti, Signore; prego, come te e con il tuo aiuto, per il bene anche di quelli che vogliono il mio male. So che così “erediterò la terra”, la terra sempre sognata, la nuova frontiera della libertà e della concordia, dove tu sei il Signore. Amen.

DOMENICA I DI QUARESIMA ANNO B

“BEATI QUELLI CHE HANNO FAME E SETE DELLA GIUSTIZIA”

Il nostro modo corrente di intendere la giustizia non coincide pienamente con quello proposto da Gesù nella Beatitudine da lui proclamata sul monte. Per noi, la giustizia consiste nel fatto che ad ognuno venga dato ciò che gli spetta secondo la logica del diritto-dovere. Gesù si muove su un’altra lunghezza d’onda. Egli parla della giustizia nel solco della grande tradizione biblica, nella quale essa è anzitutto una qualità di Dio, che si esprime nella realizzazione del suo regno, proteggendo “l’orfano, la vedova e lo straniero”, i quali, nel linguaggio dell’Antico Testamento, sono il prototipo del debole e dell’indifeso. Anche quando la Bibbia parla di un suo inviato, cioè il Messia, lo descrive come uno che farà giustizia in quel preciso modo. Nel Salmo 72 viene così descritta la sua figura:  “Le montagne portino pace al popolo e le colline giustizia. Ai miseri del suo popolo renderà giustizia, salverà i figli dei poveri e abbatterà l’oppressore, egli libererà il povero che grida e il misero che non trova aiuto”.
Basta dare uno sguardo, anche fugace, ai Vangeli, per avvertire che Gesù sentiva intensamente fame e sete di questa giustizia: un desiderio che lo portava a privilegiare nella sua attenzione e nella sua sollecitudine i più deboli, i più emarginati, gli esclusi, gli ultimi della società. L’amore appassionato per questa giustizia gli rese però la vita difficile. Lo perseguitarono in mille modi, e infine l’appesero a una croce. Tante persone in ogni tempo hanno dimostrato di avere vera fame e sete di giustizia come Gesù, pagando spesso duramente, anche con la vita, la loro scelta.
Nella vita sociale sono beati coloro che si impegnano per una convivenza più umana, più rispettosa dei diritti fondamentali di ciascun uomo.
Nella comunità cristiana sono beati coloro che - con spirito evan-gelico riconoscono in ciascuno il proprio fratello e se ne prendono cura per realizzare il bene di tutti.
Nella famiglia sono beati coloro che si adoperano per creare al suo interno rapporti di eguaglianza e di giustizia, superando le tentazioni della “sopraffazione” e della discriminazione.
Nella Seconda Lettera di Pietro si dice che “noi aspettiamo, secondo la promessa, nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia” (2Pt. 3,12). Ma quella terra nuova va anticipata ora. Dipende anche da noi che lo sia: Gesù ci dice che saremo felici se davvero avremo fame e sete di questa giustizia; se cercheremo, come lui, di privilegiare nelle nostre preoccupazioni quelli che nel mondo, vicino e lontano, sono i più deboli. Renderli felici sarà la fonte della nostra felicità.

Preghiera:

Gesù, nel tuo cuore ardeva un fuoco, quello di instaurare nel mondo la giustizia di Dio. Accendilo anche nel mio cuore. E’ piccolo e spesso freddo e pieno di altri desideri, ma se tu lo tocchi, arderà come il tuo di quella fiamma che nel tuo nome non si spegnerà più. E io sarò felice…Amen

DOMENICA II DI QUARESIMA ANNO B

“BEATI I MISERICORDIOSI PERCHE’ TROVERANNO MISERICORDIA”


C’è un brano nei vangeli che illustra meravigliosamente il significato di questa quinta Beatitudine: è la parabola del Buon Samaritano. Eccola, nella sua stupenda ricchezza e incisività:
“Un uomo scendeva da Gerusalemme verso Gèrico, quando incontrò i briganti. Gli portarono via tutto, lo presero a bastonate e poi se ne andarono lasciandolo mezzo morto. Per caso passò un sacerdote; vide l’uomo ferito, passò dall’altra parte della strada e proseguì. Anche un levita del tempio passò per quella strada; anche lui lo vide, lo scansò e proseguì. Invece un uomo della Samaria, che era in viaggio, gli passò accanto, lo vide e ne ebbe compassione. Gli andò vicino, versò olio e vino sulle sue ferite e gliele fasciò. Poi lo caricò sul suo asino e lo portò alla locanda e fece tutto il possibile per aiutarlo. Il giorno dopo tirò fuori due monete d’argento, le diede al padrone dell’albergo e gli disse: “Abbi cura di lui e anche se spenderai di più pagherò io quando ritorno.” A questo punto Gesù domandò: “Secondo te, chi di questi tre si è comportato come prossimo per quell’uomo che aveva incontrato i briganti?”. Il maestro della legge rispose: “Quello che usò misericordia verso di lui”. Gesù allora gli disse: “Và e comportati allo stesso modo” (Lc 10, 30-37).
La compassione di cui parla la parabola non si esaurisce nel sentimento, ma diventa servizio, solidarietà e condivisione. Uomini come il samaritano sono di sicuro quelli che si meritano la beatitudine di Gesù: “Beati voi, misericordiosi, perché troverete misericordia”.
Ma, in realtà, il primo a meritarsi questa beatitudine è lo stesso Gesù. Infatti, ci sono nei Vangeli diversi testi in cui il suo atteggiamento viene descritto con lo stesso termine con cui Luca caratterizzò la reazione del samaritano misericordio-so della parabola. Potremmo dire che Gesù non solo agì sempre misericordiosamente, ma pure che “morì di miseri-cordia”. Egli portò il suo atteggiamento di attenzione e di tenerezza particolare verso i più piccoli e deboli, fino alle ultime conseguenze. E, dietro Gesù, ci sono stati nella storia sempre uomini e donne che si sono meritati la beatitudine della misericordia. Tanti Santi e Sante hanno brillato nella Chiesa per il loro eroico impegno nelle opere di misericordia. Ci sono anche oggi persone capaci di esercitare un’autentica misericordia mirata ad organizzare la convivenza collettiva a partire dagli “ultimi”, all’insegna della beatitudine proclamata da Gesù: “Beati i misericordiosi…”
Ripassiamo la nostra vita alla luce della parabola e cerchiamo i momenti in cui siamo stati vicini a chi soffriva, ai più deboli, agli esclusi. Riviviamo la profonda gioia sperimentata in quelle circostanze: abbiamo condiviso con Gesù la beatitudine dei misericordiosi.

Preghiera:

Tu hai avuto una illimitata capacità di lasciarti commuovere dalla “miseria” altrui, Gesù, E sei vissuto e morto “nella misericordia”. Concedimi di partecipare a questa tua capacità; fammi capire che questa è l’unica strada che porta alla felicità. Fa’ che anche il mio cuore sia toccato dal dolore e dalla sofferenza degli altri, così che diventi, sul tuo esempio, cuore misericordioso. Amen.

DOMENICA III DI QUARESIMA ANNO B

“BEATI I PURI DI CUORE, PERCHE’ VEDRANNO DIO”


“Dio non l’ha mai visto nessuno” (Gv 1,18; 1 Gv 4,12). I nostri occhi sono troppo piccoli per riuscire a vedere la sua luce. Eppure, come dice un bellissimo salmo, “di Te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz’acqua”. E’ proprio la visione del volto di Dio che può rendere intensamente felice il cuore umano. S. Agostino, che aveva scandagliato attentamente il proprio cuore, diceva nella preghiera: “Ci hai fatto per Te, Signore, e il nostro cuore è inquieto fino a che non riposa in Te!”
Nella nostra cultura, il cuore è – simbolicamente – la sede dei sentimenti. Nella cultura biblica esso è invece, il luogo della propria e irripetibile identità. Perciò la Bibbia parla così spesso del cuore, perché racconta la storia dei rapporti delle persone tra di loro e con Dio. Dai vangeli si coglie che Gesù sapeva, per esperienza, che ci sono dei cuori pieni di impurità. Da essi, “escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo” (Mc 7,21-23).
Proprio perché sono impuri sono “di pietra”, come già denunciava nell’antichità il profeta Ezechiele. Cuori come questi non possono vedere Dio, perché sono abitati dalle tenebre, mentre “Dio è Luce” (1 Gv 1,5). Ma lo stesso Ezechiele aveva fatto una grande profezia per i tempi futuri:
“Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne” (Ez 36,25-26).
E’ l’adempimento di questa profezia l’oggetto della sesta beatitudine proclamata da Gesù nel suo discorso della montagna.
I puri di cuore anticipano, tra le realtà della terra, la visione di Dio che è propria delle realtà del cielo.
Si inseriscono bene a questo proposito le parole che il Santo Padre ha rivolto ai giovani lo scorso anno a Toronto: “…la persona dal cuore più puro e misericordioso è proprio Lui, Gesù. Le Beatitudini non sono che la descrizione di un volto, il suo Volto!”
Possiamo pregare con le parole del Salmo 50:
“Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. Non respingermi dalla tua presenza e non privarmi del tuo Santo Spirito. Rendimi la gioia di essere salvato, sostieni in me un animo generoso”.

DOMENICA IV DI QUARESIMA ANNO B

“BEATI GLI OPERATORI DI PACE, PERCHE’ SARANNO CHIAMATI FIGLI DI DIO”

Il saluto più ripetuto nella Bibbia è «shalom», che noi traduciamo con «desidero la pace per te». Ma nel nostro linguaggio corrente la parola «pace» impoverisce il senso che le dava la Scrittura, e che è poi quello che le attribuiva Gesù. «Shalom» designava la pienezza di ogni bene e non solo la semplice assenza di guerra o, secondo la definizione di S. Agostino, la «tranquillità dell’ordine»
Potremmo dire che «pace», sulla bocca di Gesù, è sinonimo di quel «regno di Dio» che egli cercò così appassionatamente nella sua vita. È per questo che, nel Vangelo di Giovanni, troviamo frasi come questa, detta ai discepoli nel suo discorso di congedo: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv 14,27). La sua è molto di più di quella che alle volte si pretende far regnare tra di noi, come, ad esempio, in una famiglia dove si evita semplice-mente di affrontare i problemi perché «si vuole stare in pace».
Nel Vangelo c’è una narrazione piena di suggestione. Gesù, appena risorto si presenta in mezzo ai suoi discepoli impauriti e li saluta con queste parole: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Gv 20,19-21). Come a dire: «Ecco la vostra missione nel mondo, prolungamento della mia: andate a operare la pace. Per questo vi do il mio Spirito».
Non solo fruitori, ma anche e principalmente operatori di pace, della sua pace: è questa la vocazione di chi vuole seguire Gesù. Una vocazione stupenda che comporta una promessa di grande felicità: «essere chiamati figli di Dio».
L’operatore di pace deve essere l’uomo della storia: suo compito è di riuscire – per la parte che lo riguarda – a trasformare i rapporti umani.
Educare alla pace comporta un cammino di avvicinamento al dialogo, all’amicizia, alla gratuità, al perdono: essa si esprime in «gesti concreti». Siamo chiamati ad amare coi fatti e nella verità.
Si potrebbe tradurre così l’accorato messaggio di Gesù ai suoi discepoli nella notte dell’addio: «Vi affido la mia pace», come se dicesse: «Io me ne vado, non sarò più tra voi; siate voi ora i miei continuatori. Siate voi a operare la mia pace, e troverete pace e gioia per voi stessi.

Preghiera:

Suscita, Gesù la tua pace nel mio cuore. Fa’ che essa vi affondi le sue radici. Così potrò essere un vero operatore di pace. Aiutami a sradicare dal mio cuore, ma anche da quello degli altri, ogni forma di rivalità, di rancore, di odio.
Alita il tuo Spirito su di me, come facesti sui tuoi amici la sera di Pasqua, perché mi renda capace di diffondere la tua stupenda proposta. Amen

DOMENICA V DI QUARESIMA ANNO B

“BEATI I PERSEGUITATI PER LA GIUSTIZIA, PERCHE’ DI ESSI E’ IL REGNO DEI CIELI”

“Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e diranno, mentendo, ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così hanno perseguitato anche i profeti prima di voi.”
Prima dei suoi discepoli, Cristo stesso è stato perseguita-to a motivo del Vangelo di liberazione da lui annunciato; un Vangelo che sovvertiva ogni mentalità e ogni struttura fondata sull’egoismo, sulla falsità, sull’oppressione; un Vangelo che scardinava quella mentalità farisaica che, appellandosi a un Dio costruito a propria misura, ipocritamente sottoscriveva anche le ingiustizie. Un Vangelo così è inevitabilmente un cammino controcor-rente, che in un modo o in un altro conduce alla croce.
Ma l’apparente sconfitta non è altro che premessa ed esaltazione della vittoria dell’amore, della verità, della giustizia in Cristo risorto. Chi è di Cristo non può immaginare per sé sorte diversa. Una certezza sostiene i credenti nell’aspra lotta: in Cristo l’esito è costituito sempre da una vittoria che trascende ogni attesa: “Non abbiate paura, io ho vinto il mondo”. Perciò beati non perché perseguitati, ma perché certi di impiegare la vita per una causa giusta, che in Cristo non è mai perdente.
Questa beatitudine oggi appartiene ai profeti “scomodi”, che tracciano strade diverse da quelle percorse dai potenti o dagli egoisti; appartiene a quanti scuotono le istituzioni per il diritto dei più deboli a costo di rischi personali, sino alla donazione della vita… Essere accusati, ingiuriati, perseguitati per aver operato per la giustizia è un segno che il volto di Dio si è davvero fatto carne, assumendo su di sé la debolezza, la povertà e il non-potere dei deboli, dei poveri e dei senza voce. A tutti questi perseguitati e calunniati, Cristo oggi ripete: “Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.
 
Concludiamo le nostre riflessioni sulle Beatitudini con uno sguardo a Maria che le ha vissute tutte, come suo figlio Gesù. A lei innalziamo la nostra preghiera quando ci troviamo in difficoltà, quando la nostra fede tentenna: affidiamo a lei le nostre debolezze e le nostre paure con grande fiducia.

Preghiera:

O Maria, donna umile e beata, tu che hai creduto all’impossibile perché confidavi nel Dio della vita, sii sempre vicina a me, soprattutto nei momenti più difficili e oscuri quando tutto mi sembra assurdo e insuperabile. Aiutami a credere sempre in Colui che è Amore, perché io possa trovare la sorgente della Beatitudine che anche tu hai trovato. Amen.

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- “BEATI VOI” - LE BEATITUDINI
- “BEATI I POVERI IN SPIRITO PERCHE’ DI ESSI E’ IL REGNO DEI CIELI”
- “BEATI GLI AFFLITTI PERCHE’ SARANNO CONSOLATI”
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- “BEATI QUELLI CHE HANNO FAME E SETE DELLA GIUSTIZIA”
- “BEATI I MISERICORDIOSI PERCHE’ TROVERANNO MISERICORDIA”
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