La Chiesa


Nel territorio di Ceneda, sulla riva destra del Meschio, fu eretta a cavallo fra i secoli XII e XIII, una piccola chiesa o cappella dedicata a Madonna, chiamata S.Maria in Silvis, verosimilmente perché si trova entro ai margini di un bosco.
Nel 1313 il Capitolo della Cattedrale cedette i diritti di proprietà della cappella alla Scuola dei Battuti,Confraternita che esercitò la sua benemerita opera in campo religioso, sociale,assistenziale e artistico.
Essa, un po’ alla volta restaurò ed ingrandì la chiesetta.
Infatti Meschio doveva essere già una borgata con un buon numero di abitanti, tra cui molti artigiani.
La Chiesetta venne consacrata il 10 giugno 1352 dal Vescovo Gualberto di Orgolio.
Nel 1525 circa essa si arricchì della tavola dell’Annunziata, opera di Andrea Previstali, bergamasco, discepolo di Giovanni Bellini.
Verso la metà del XVI secolo la chiesa venne praticamente ricostruita , (della vecchia costruzione rimangono alcuni muri incorporati nell’abside attuale). Il campanile invece è del 1573, come attesta una lapide ben conservata, ornata del flagello, emblema dei Battuti, infissa nella parete del campanile.
Era allora Vescovo di Ceneda Michele Della Torre. L’ancona in pietra e marmo, destinata ad incorniciare la pala dell’altar maggiore, fu costruita nel 1627.
Alla base dell’ancona tra lo stemma del Vescovo Marco Giustiniani (1635-1631) e quello della Confraternita dei Battuti, si può leggere la data MDCXXVII Idib. Aug. Nel 1813 nacque la Congregazione dei Devoti di Maria Santissima invocata con il titolo di madre della Divina Provvidenza.
Da allora, la terza domenica di maggio, si continua a celebrare con sentita devozione, la festa in onore della Vergine.
La comunità di Meschio divenne Curazia nel 1844. Con decreto del Vescovo Bernardo Antonio Squarcina.
Dal 1859 al 1867 la chiesa fu ancora una volta ampliata, con l’aggiunta di due piccole navate laterali.
È del 1869 l’erezione della cappella della Madonna della Divina Provvidenza, sul cui altare venne collocata una piccola tela, di buona fattura, ma di autore ignoto, raffigurante l’effige di Maria Santissima.
Nel 1899 la Curazia venne affidata ai Padri Camilliani, anche per provvedere all’assistenza, non solo religiosa degli anziani, ospiti dell’Ospedale e dell’annessa Casa di Riposo.
I Camilliani promossero importanti lavori di restauro della Chiesa, con l’apertura sulla facciata, del rosone sulla cui vetrata a colori è ripetuto il tema dell’Annunciazione; la dotarono inoltre di due pulpiti e degli stalli del coro e delle balaustre del presbiterio e delle cappelle laterali.

(la chiesa come si presentava nella prima metà del '900 dopo i lavori dei Camillani)

I Camilliani lasciarono Meschio nel 1924 e la Curazia venne affidata di nuovo al clero secolare.
Finalmente il 22 Febbraio 1936 la Curazia di Meschio divenne Parrocchia. Era allora Vescovo Eugenio Beccegato.

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Pala dell'Annunciazione


Sopra l'altare maggiore, in un'ancona marmorea del 1627 con gli stemmi della Confraternita dei Battuti e del Vescovo Marco Giustinian, si trova la celebre Annunciazione della Beata Vergine Maria, splendida pala lignea dipinta agli inizi del XVI secolo da Andrea Previtali (1470 ca.-1528), allievo di Giovanni Bellini. Il dipinto è firmato in basso a sin.”ANDREAS BERGOMENSIS BELLINI DISCIPULUS PINXIT”

Essa appartiene alla prima parte dell'itinerario artistico del Previtali e mostra più evidente l'influsso del suo maestro veneziano, Giovanni Bellini; e, non a torto, è da molti ritenuta il suo capolavoro.
Tale si presenta, in effetti, sia per l'estrema gentilezza ed eleganza della composizione, sia per il realismo sincero suggerito da certi particolari iconografici, quali la stupenda vista "en plen air" che trabocca quasi dalla grande bifora posta al centro della composizione .

L'Angelo Gabriele è sulla destra, si inginocchia nell'atto di pronunciare la famosa frase: «Ave, o Maria, il Signore è con te!» (Vangelo di Luca, 1, 29). Nella destra tiene un giglio dal lunghissimo stelo; la sinistra è raccolta sul petto, in atto di rispetto e devozione; le ali, non troppo grandi, nulla aggiungono all'estrema leggiadria della sua figura biancovestita, con il serico panneggio che offre all'artista l'occasione di realizzare un autentico sfoggio di bravura per la felice sintesi di corposità realistica e di aerea leggerezza. La trasparenza delle maniche della veste dell’angelo, fa intravedere le braccia, la perfetta rappresentazione delle piume delle ali, il raffinato corpetto, il tappeto ed il soffitto a cassettoni, sono descritti  con estrema precisione.

Di fronte a lui, sulla sinistra della composizione, la Vergine è inginocchiata davanti al leggio e, mentre l'Angelo è rappresentato di profilo (anzi, quasi di tre quarti), ella è raffigurata frontalmente, di modo che il suo viso dall'espressione misticamente rapita è interamente rivolto all'osservatore. È inginocchiata su una pedana, per cui la lunga e corposa veste scivola a terra da un'altezza maggiore  e si ripiega in eleganti volute.
A parte la diversa angolatura, la figura della Vergine è una replica di quella dell'Angelo: anch'ella porta la sinistra al petto con le dita aperte (mentre la destra è invisibile perché nascosta dal leggio), anch'ella inclina soavemente l'ovale del viso: ma, mentre l'Angelo lo piega in avanti, ella lo piega di lato, nella direzione di lui, sicché si realizza una perfetta simmetria dei loro contorni.

La stanza in cui si svolge la scena è di una eleganza ricercata e, al tempo stesso, linda e misurata, senza alcun eccesso o sbavatura: ricorda il miglior Carpaccio, ad esempio il celebre «Sogno di Sant'Orsola».

Al centro, in basso e in primissimo piano, tre gradini che servono a conferire profondità alla scena; in secondo piano, le due figure dell'Angelo e di Maria Vergine. Assieme alla prospettiva del soffitto sembra quasi lanciare un ponte allo sguardo dell’osservatore per farlo entrare nella scena e renderlo partecipe della grandiosità dell’evento religioso

Il piano di fondo è dato, come già accennato, dalla bifora aperta che allunga la prospettiva e ravviva l'atmosfera impeccabile, ma un tantino fredda, dell'interno, con un arioso giardino verdeggiante, che si staglia contro un cielo d'un azzurro dolcissimo, proprio al centro della pala. La bifora offre allo sguardo dell’osservatore un paesaggio collinare che riprende i motivi di Durer, con dei probabili significati allegorici(il castello bianco sul colle ricorda l’appellativo mariano di “Turris eburnea” e la volpe che uccide un volatile dai bargigli rossi richiama l’eterna lotta tra il bene ed il male.)

Tutto, in quest'opera, parla un linguaggio sobrio e realistico e, al tempo stesso, raffinatamente idealizzato, quasi sognante: dal lindo pavimento marmoreo su cui si staglia l'ombra dell'Angelo Gabriele (un corpo vero e proprio, dunque, non un essere di luce), al tappeto riccamente decorato sotto la finestra, alle vetrate  istoriate da cerchi in ferro battuto nella parte superiore della bifora, al sontuoso soffitto in penombra. Ma, più di ogni altra cosa, il mirabile effetto d'insieme è concretato mediante la morbidezza della pennellata, la luce diffusa che sembra bagnare le superfici dai colori smaglianti - il bianco della veste dell'Angelo, il rosso e il blu della veste e della sopravveste di Maria, l'azzurro terso e sfumato del cielo incorniciati dal verde degli alberi -, l'incomparabile nitore della scena e la grazia fresca, armoniosa e misuratissima che promana dal muto colloquio fra l'inviato celeste e l'Ancella del Signore.

L'«Annunciazione» del Previtali è stata a lungo uno dei gioielli della cittadina di Ceneda, sede di un antichissimo vescovado. Si dice che quando Tiziano Vecellio, nei suoi viaggi tra Venezia, ove teneva bottega, e la natia Pieve di Cadore, passava per Ceneda, non mancava mai di fare una sosta nel quartiere del Meschio,  per entrare nella chiesa di S. Maria e trattenersi ad ammirare la pala del Previtali - che egli, tuttavia, erroneamente attribuiva a Giovanni Bellini, tratto forse in inganno dall'eccezionale maturità artistica che da essa traspare. 

Racconta lo storico Graziani nel 1621 che quando Tiziano passava per Ceneda per far visita alla figlia Lavinia, sposata al nobile Cornelio Sarcinelli di Serravalle, o per recarsi in Cadore, si fermava a contemplarla, dicendo che andava “a trovar la morosa”.

Fino a qualche anno fa quest'opera veniva datata, tradizionalmente, al 1514; oggi questa datazione appare poco verosimile, anche perché il rientro del Previtali a Bergamo si colloca nel 1511-12 e, da quella data, l'influsso di Lorenzo Lotto tende a sovrapporsi - o, se si preferisce, a fondersi - con quello del Giambellino. Per tale ragione, e anche per una serie di raffronti con le opere del primo periodo, di cui possediamo una sicura datazione, è più probabile che l'anno di esecuzione della «Annunciazione» di Ceneda sia da porsi verso il 1505.

(descrizione tratta da www.ariannaeditrice.it)


Cappella del Sacro Cuore

La cappella del sacro Cuore si trova in fondo alla navata laterale sinistra della chiesa e non si sa quando di preciso fu eretta. Si sa invece che la sua inaugurazione ebbe luogo nel 1960.

E' un altare settecentesco restaurato da A. Zanette, sopra il quale è posta la statua del Sacro Cuore di Giuseppe Giordani. La cappella è stata affrescata nel 1959-60 da G. Modolo che ha rappresentato ai lati dell’altare e nel riquadro della volta, degli angeli recanti i simboli della Passione: sulle pareti laterali, a destra l’apparizione del Sacro Cuore a Maria Margherita Alacoque, a sinistra i Cuori Immacolati di Maria e di Gesù e nella lunetta i Figliuol prodigo.Sotto gli angeli, a lato dell’altare, vi sono a sinistra lo stemma del Papa Giovanni XXIII e a destra quello del Vescovo Albino Luciani.

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Cappella della Madonna della Divina Provvidenza

Si trova in fondo alla navata laterale destra della chiesa.

Eretta nel 1869 in onore della Madonna della Divina Provvidenza, presenta sopra l’altare, costruito in marmo di Carrara da Arcangelo Zanette nel 1874-75, la dolce immagine della Madonna, di autore ignoto, ma di nobile fattura. Nel 1955 il quadretto della Madonna fu inserito in una grande cornice esterna di bronzo e rame racchiudente una cornice interna più piccola in argento dorato, realizzate con oro, argento e offerte dei fedeli dall’orafo trevigiano Domenico "Memi" Gasperini.

La decorazione è completata da pitture ad affresco ed encausto di Giuseppe Modolo, degli anni’50 del secolo scorso e raffiguranti, a destra dell’altare Gesù che dice “guardate i gigli del campo…gli uccelli dell’aria” e a sinistra Maria alle nozze di Cana che dice ai servi “fate quello che Egli vi dirà”. Sul soffitto vi sono due angeli con il monogramma della Madonna ed altri due sono ai lati dell’altare. Nella lunetta è raffigurata Ester che intercede per il suo popolo presso Assuero.

Battistero

Nella navata sinistra vicino all’ingresso, vi è la nicchia del battistero affrescata da Elio Casagrande nel 1953, che rappresenta Gesù e gli Apostoli.

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Pulpiti

Molto belli i due pulpiti (collocati ora ai lati dell’entrata principale) scolpiti da Pietro Sartori ai primi del ‘900

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Abside

Dietro la pala, è lo spazio in cui prende posto il coro parrocchiale per animare le principali celebrazioni.

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L'Organo

Notizie storiche

L’organo fu costruito nel 1868 da Giovan Battista De Lorenzi di Vicenza per la Chiesa Parrocchiale di Mestrino (Padova) e collocato su una balconata a lato dell’altare.

Nel 1936 fu spostato dietro l’altare ad opera di Vittorio Lusiani di Padova e, nell’occasione subì modifiche sostanziali quali la soppressione dei registri ad ancia, una re-intonazione più dolce, la sostituzione della tastiera e della pedaliera.

Nel 1939, a seguito della demolizione della vecchia chiesa per la costruzione di un tempio di ben più grandi dimensioni, la Parrocchia di Mestrino deliberò di cedere l’organo alla Chiesa di Meschio.

Il lavoro fu affidato alla ditta Fratelli Ruffatti di Padova, che, nel settembre dello stesso anno, lo installò in presbiterio, dietro l’altare.

In occasione dei recenti lavori è stato collocato all’interno della nicchia che si affaccia al lato destro del presbiterio, in posizione molto più favorevole a una buona diffusione del suono.

Scheda descrittiva dell’organo

Facciata di 25 canne, dal Si 1 del Principale, disposte a cuspide , con ali di 4 canne ciascuna. Labbro superiore segnato a “mitria”.
Tastiera di 52 tasti ( Do 1-Sol 5) con tasti diatonici ricoperti di osso e cromatici in ebano. Prima ottava scavezza.
Pedaliera a leggio di 18 tasti. Estensione: da Do 1 a Sol diesis2, priva di Sol 2, con prima ottava scavezza. Tasto Sol 2= Terza mano; tasto La 2= Rollante. Tasti cromatici rivestiti con lastra di rame.
Registri azionati da manette a spostamento orizzontale, fissabili ad incastro, disposte su due file verticali a destra della tastiera.

 Tromba Bassi  
 Tromba Soprani PrincipaleBassi
 Corno Inglese Principale Soprani 
 Fluta (8', s.) Ottava Bassi 
 Viola (4' b.) Ottava Soprani 
 Flauto in VIII Bassi Decimaquinta 
 Flauto in VIII Soprani Decimanona 
 Flauto in XII (s.) Vigesima Seconda
 Flaugioletto (s.) Vigesima Sesta 
 Voce Umana (s.) Vigesima Nona 
 Tromboni ai Pedali Contrabbassi e Ottave

Divisione bassi/soprani: Do diesis3/Re.
Ritornelli delle file di Ripieno al Do diesis (XV al Do diesis 5,ecc)
Pedale di Tirapieno per registro di Principale da Ottava a XXIX.
Pedale di Registrazione libera per i soli registri da concerto.
Somiere maestro in noce “a tiro”, con 53 ventilabri in abete, con guida frontale.
N° 21 stecche dei registri, con molle di ritorno,corrispondenti ai seguenti registri a partire dalla facciata:1.Principale b.; 2.Principale s.; 3.Flaugioletto s.; 4. Tromba s.; 5.Corno Inglese s.; 6.Tromba b.; 7.Principale s.; 8.Viola b.; 9.Fluta s.; 10 Ottava b.; 11.Ottava s.; 12.Flauto in VIII b.; 13.Flauto in VIII s.; 14.XV; 15.Flauto in XII s.; 16.XIX; 17.XXII; 18.XXVI; 19.XXIX; 20.Principale b.; 21.Voce Umana s.
Crivello in abete rivestito di carta.
Somiere del Contrabbasso in larice con 7 canne di Contrabbasso e 12 dell’Ottava di rinforzo.
Le due canne maggiori del Contrabbasso tappate, con valvola di semitono alla base,le altre cinque aperte,di cui tre con valvole di semitono alla sommità.
Somiere dei Tromboni in larice, con 12 canne in legno.
Manticeria collocata dietro lo strumento, composta da un mantice a lanterna munito di elettroventilatore.
L’accordatura è stata eseguita a temperamento inequabile, ricostruito sulla base di quello codificato dal De Lorenzi nel 1870 e da lui definito “moderato”.
Il corista è leggermente calante.

Descrizione dei lavori di restauro (1993)

Il restauro è stato commissionato il 4 Maggio 1991, è stato ultimato il 29 Giugno 1993;ed è statoeseguito dalla Famiglia Artigiana Fratelli Ruffatti di Padova.
Si è operato nell’intento di riportare lo strumento alla originaria configurazione De Lorenzi,restaurando le parti originali e ricostruendo quelle alienate come copia fedele da modelli dell’autore, con riferimento all'organo De Lorenzi della Parrocchia di Malo (Vicenza).
Alla cassa di risonanza è stata ricostruita, la copertura,realizzando un frontone curvilineo ,ispirato ad alcuni elementi di raccordo esistenti sulle paraste e proporzionato all’altezza delle canne.
La tastiera è stata ricostruita, in sostituzione di una non originale, di 56 note.
La pedaliera è stata ricostruita ,in sostituzione di una non originale a pedali paralleli, di 24 note.
La tavola dei registri è stata riorganizzata, riaprendo i fori originali chiusi e ridisponendo le manette(alcune delle quali ricostruite)nell’ordine originale.
Si sono ricostruiti i pedali e la meccanica di azionamento del Tirapieno, della Registrazione libera, della Terza Mano e del Rollante.
Il somiere maestro e quello dei Contrabbassi sono stati restaurati con le usuali operazioni di disinfestazione dal tarlo, livellamento della tavola, delle stecche e delle coperte, sostituzione delle guarnizioni in pelle. Si è ricostruito il somiere dei Tromboni, che è stato collocato a lato di quello dei Contrabbassi, dove si trovava in origine. La relativa catenacciatura è stata ricostruita in prolungamento di quella del Contrabbasso, che era stata tagliata.
Le canne originali sono state catalogate, riordinate, rimesse in forma e restaurate.
Si sono ricostruiti i seguenti registri completi: Tromba bassi e soprani, Corno Inglese soprani, Tromboni ai Pedali, Flaugioletto soprani.
Si sono inoltre ricostruite due canne della XIX e una della XXII. Alcune di fattura settecentesca e ottocentesca sono state conservate, ance se non De Lorenzi.
Molto numerosi gli allungamenti apportati ai corpi delle canne, che erano stati tagliati.
Il mantice e le condutture d’aria sono stati restaurati. Si è applicato il nuovo elettroventilatore.

[Si ringraziano il Rev. Parroco di Mestrino (Padova) per le notizie di archivio fornite, il Rev. Arciprete di Malo (Vicenza) per aver consentito l’analisi dei modelli su cui si sono realizzate le copie e il Prof. Gianfranco Ferrara, Ispettore onorario della Soprintendenza per i beni artistici e storici del Veneto, per la collaborazione prestata allo studio dello strumento e alle scelte operative]

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Sacrestia

Sul soffitto della Sacrestia vi sono nove formelle, che prima erano sulla volta a cassettoni della navata centrale, attribuite ai bellunesi Agostino Ridolfi (1646-1727) e al figlio Leonardo (1758).
Esse rappresentano la nascita della beata Vergine Maria, la Presentazione al tempio, l’Annunciazione, L’Assunzione, L’incoronazione e i 4 Evangelisti.

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Torre Campanaria

A breve verrà inserita una descrizione della torre e delle campane

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