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Il Buon Samaritano

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Avvento 2007

DOMENICA I DI AVVENTO ANNO A


“SULLA STRADA CHE SCENDE DA GERUSALEMME A GERICO”


Quest’anno vivremo il periodo di Avvento meditando la  celebre parabola del buon samaritano, narrata da Gesù in risposta alla domanda di un dottore della legge.
Leggiamo nel Vangelo di Luca (10, 25 - 37):

“Un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: “Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?”.
Costui rispose: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso”.
E Gesù: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”.
Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è il mio prossimo?”.
Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altro lato. Anche un levita, giunto in quel luogo. lo vide e passò oltre.

Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui.
Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore dicendo: “Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno”.
Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?”.
Quegli rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”.
Gesù gli disse: “Và e anche tu fa’ lo stesso”.

Il dottore della legge, forte e sicuro della sua conoscenza della scrittura, pone a Gesù la domanda per metterlo alla prova, quasi per invitarlo a una discussione; Gesù non risponde direttamente, ma sposta il discorso su un piano pratico. Il dottore della legge era venuto per discutere ed essere confermato nelle sue sicurezze e riceve un invito a riflettere “Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?” E ad agire: “Va e anche tu fa’ lo stesso”. C’e un senso di rifiuto della pura teoria e dei discorsi astratti: si va subito a ciò che è concretezza di vita.

Il discepolo di Cristo non è tanto “colui che sa”, quanto bensì “colui che fa”.

DOMENICA II DI AVVENTO ANNO A

“SULLA STRADA CHE SCENDE DA GERUSALEMME A GERICO”

La parabola del buon samaritano costituisce un brano esclusivo del Vangelo di Luca. Esso si colloca nel contesto di una serie di insegnamenti che Gesù offre alla comunità dei discepoli mentre è in cammino verso Gerusalemme, la meta del suo pellegrinaggio per compiere la volontà del Padre.
Tra quelli che ascoltano Gesù vi è uno scriba che si alza e pone al Maestro una questione che investe la vita del credente: “Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”. Luca fa notare che lo scriba pone tale interrogativo con l’intento di mettere alla prova Gesù.
Gesù conclude quel dialogo con un invito ad agire in conformità alla parola rivelata da Dio nell’ Antico Testamento, che dice: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso”.
Il dottore della Legge prosegue nel suo intento di porre un tranello a Gesù, chiedendogli un approfondimento ulteriore: “E chi è il mio prossimo?”

La richiesta di quest’uomo devoto rivela un formalismo legalistico.
Lo scriba: pretende una definizione di “prossimo” sicura, precisa, definitiva, in modo da sentirsi a posto in coscienza.
Gesù invece evita di fornire una definizione, perchè la definizione lascia sempre fuori qualcosa o qualcuno.

Papa Benedetto XVI spiega bene il pensiero di Gesù.

“Mentre il concetto di “prossimo” era riferito, fino ad allora, essenzialmente ai connazionali e agli stranieri che si erano stanziati nella terra d’Israele e quindi alla comunità solidale di un paese e di un popolo, adesso questo limite viene abolito. Chiunque ha bisogno di me e io posso aiutarlo, è il mio prossimo. Il concetto di prossimo viene universalizzato e rimane tuttavia concreto”.
(Benedetto XVI, Deus Caritas Est, 15)

Gesù, dunque con la parabola del buon samaritano, elimina ogni steccato di qualsiasi natura esso sia; lasciando intendere la larghezza di orizzonte che il vero amore esige, ben oltre la nazionalità, la cultura, la religione.

DOMENICA III DI AVVENTO ANNO A

“SULLA STRADA CHE SCENDE DA GERUSALEMME A GERICO”

Partendo da un fatto legato alla vita, Gesù mette lo scriba nella condizione di verificare il suo atteggiamento e giungere ad una decisione. La parabola di Gesù è una seria provocazione rivolta a quest’uomo perchè prenda posizione. Volutamente Gesù parla, in modo generico, di un uomo senza specificare se esso sia ebreo o no; al contrario egli è presentato nella sua condizione disperata: assalito all’improvviso, spogliato di tutto, colpito, abbandonato nella sua solitudine più radicale e lasciato mezzo morto.
E’ un uomo nella situazione di totale bisogno di aiuto da parte di chiunque lo incontri.
Vengono, a questo punto, messi in scena due importanti personaggi del culto ebraico: un sacerdote e un levita. Essi sono accomunati da uno stesso atteggiamento: in loro, la purità rituale prevale sulla misericordia. Fra i tanti precetti da osservare c’era infatti anche quello di non contaminarsi con il sangue. Con questo loro comportamento manifestano l’osservanza di un culto ristretto nell’ambito delle cerimonie religiose, estraneo alle vicende della storia. Il loro modo di essere assorti nelle cose di Dio porta a non capire la verità della sua presenza  tra gli uomini.

In contrasto con quanto narrato fino a questo momento, nello svolgimento della vicenda entra a questo punto un Samaritano.
Ricordiamo che verso i samaritani Israele nutriva un odio profondo per motivi religiosi e storici.
Risulta, pertanto, assai sconvolgente il rilevare da parte di Gesù, nella parabola, che proprio un Samaritano usi misericordia nei confronti del malcapitato nelle mani dei briganti.
Gesù descrive con accuratezza tutti i gesti di quel Samaritano: egli si fa vicino, si commuove, medica e fascia le ferite, carica la vittima sulla sua cavalcatura, la depone nel primo albergo e si premura anche per il decorso futuro del male anticipando il denaro per coprire i costi dell’assistenza.
L’agire del Samaritano procede nella linea della compassione, come quella che è richiesta da Gesù ai discepoli del regno.
Il Samaritano agendo nella gratuità testimonia, di fatto, la prossimità stessa di Dio verso gli uomini con gesti  concreti di amore. 

DOMENICA IV DI AVVENTO ANNO A

“SULLA STRADA CHE SCENDE DA GERUSALEMME A GERICO”

Lo scriba è invitato da Gesù a prendere posizione di fronte al fatto narrato; una posizione che, certamente, non lo può lasciare estraneo, ma lo coinvolge a tal punto da non potervisi sottrarre.
Qui abbiamo un ribaltamento della domanda iniziale (“Chi è il mio prossimo?”).
Gesù chiede un passaggio: dall’io che definisce i confini del prossimo, al tu (ogni cristiano)che è chiamato a farsi prossimo. Nel fratello che grida aiuto,  che chiede una parola di consolazione autentica e di speranza, il cristiano è chiamato a cogliere l’urgente appello a “farsi prossimo”.
Alla risposta che lo scriba offre, quale evidente conseguenza del racconto proposto da Gesù, fa da continuità provocatoria una chiamata, un appello: “Và e anche tu fa lo stesso”. Il comandamento dell’amore non è una realtà per la quale ci si può mettere a discutere teoricamente; è una esperienza da vivere che richiama un’azione concreta ed acquista i tratti descritti da Gesù nel comportamento del Samaritano.
Il brano del Vangelo si offre a noi come esplicito invito all’amore attivo, che prende le mosse da una rivelazione particolare: Dio, il misericordioso, che mi ama gratuitamente, fa scaturire in me la vera compassione per i fratelli. Il modo concreto che questa compassione assume è indicata dal “farsi vicino”, contrapposto al “passare oltre”.   

“Il programma del cristiano – il programma del buon samaritano – il programma di Gesù è “un cuore che vede”. Questo cuore vede dove c’è bisogno di amore e agisce in modo conseguente.”

(Benedetto XVI – Deus Caritas Est, 31)

“Tu dunque ama il tuo prossimo e guardando dentro di te donde nasca quest’amore, vedrai, per quanto ti è possibile, Dio.
Amando il prossimo e prendendoti cura di lui, tu cammini. E dove ti conduce il cammino se non al Signore, a colui che dobbiamo amare con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente? Al Signore non siamo ancora arrivati, ma il prossimo l’abbiamo sempre con noi. Aiuta, dunque il prossimo con il quale cammini, per poter giungere a colui con il quale desideri rimanere”.

(Sant’Agostino)

VERSIONI STAMPABILI

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