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I discepoli di Emmaus

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Avvento 2007

DOMENICA I DI AVVENTO ANNO B


“SULLA VIA DI EMMAUS”


Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. Ed egli disse loro: “Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?”. Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Cleopa, gli disse: “Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?”. Domandò: “Che cosa?”. Gli risposero: “Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi lo hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l'hanno visto”.
Ed egli disse loro: “Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”. Egli entrò per rimanere con loro.... (Luca 24, 13-29)

Due uomini camminano sulla via di Emmaus. Fuggono da Gerusalemme. Qualche giorno prima erano saliti pieni di speranza alla città santa: andavano là per la Pasqua, la grande festa nel corso della quale il popolo ebraico si univa nel ricordo delle sue origini. Sembrava ormai avvicinarsi il giorno tanto atteso in cui si sarebbe rinnovato l' antico esodo che per sempre avrebbe liberato il popolo eletto da ogni male. Gesù, il profeta, il Messia, stava finalmente per attuare il Regno che annunciava. Ma tutto era crollato. Gesù era finito sulla croce. Dietro di loro un viandante affretta il passo, come se volesse raggiungerli.

“Carichi di tristi pensieri, non immaginavano che quello sconosciuto fosse proprio il loro Maestro, ormai risorto. Sperimentavano tuttavia un intimo “ardore”, mentre Egli parlava con loro “spiegando le Scritture”. La luce della Parola scioglieva la durezza del loro cuore “apriva loro gli occhi”. Tra le ombre del giorno in declino e l'oscurità che incombeva nell'animo, quel Viandante era un raggio di luce che risvegliava la speranza e apriva i loro animi al desiderio di luce piena.

“Rimani con noi”, supplicarono. Ed egli accettò”. (Giovanni Paolo II, lettera pastorale “Mane nobiscum, Domine”)

Anche noi abbiamo iniziato in questa prima domenica di Avvento il nostro cammino insieme ai discepoli di Emmaus.

DOMENICA II DI AVVENTO ANNO B


“SULLA VIA DI EMMAUS”
“Lo riconobbero nello spezzare il pane”


… Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi  e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista.
Ed essi si dissero l'un l'altro: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?”.
E partirono senz'indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: “Davero il Signore è risorto ed è apparso a Simone”. Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. (Lc. 24, 30-35).

I due discepoli di Emmaus, convenientemente preparati dalle parole del Signore, lo riconobbero mentre stavano a mensa nel gesto semplice della “frazione del pane”. Una volta che le menti sono illuminate e i cuori riscaldati, i segni “parlano”. (Giovanni Paolo II)
 
Davanti al pane spezzato “i loro occhi si aprirono e lo riconobbero”.  “Riconoscere  ”  nella Bibbia è il verbo della fede.
Questo stupendo racconto è, quindi, la storia di un viaggio spirituale attraverso le strade desolate del dubbio. Eppure anche    lungo questa via l'uomo non è mai solo, c'è sempre una presenza segreta di Dio. Teresa d'Avila scriveva: “Ogni nostra oscurità trascina con sé una gemma di luce”. Ci sono, però, nel racconto di Luca due frasi e due azioni fondamentali: “Cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui”. “Prese il pane, lo spezzo e lo diede loro”. C'è una parola e c'è un pane di Gesù. E' con questi due segni che l'esperienza dei due discepoli diventa possibile a noi oggi: il Cristo risorto, infatti, ha celebrato in quel giorno e celebra oggi la liturgia della Parola e quella dell'Eucarestia.

Preghiera Eucaristica V/a

Dio guida la sua Chiesa
Ti glorifichiamo, Padre santo:
tu ci sostieni sempre nel nostro cammino
soprattutto in quest'ora
in cui il Cristo, tuo Figlio,
ci raduna per la santa cena.
Egli, come ai discepoli di Emmaus,
ci svela il senso delle Scritture
e spezza il pane per noi.


DOMENICA III DI AVVENTO ANNO B


“SULLA VIA DI EMMAUS”
“Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme”

Accanto all'Emmaus topografica, c'è un Emmaus spirituale in cui tutti entriamo ogni domenica per ascoltare il Cristo che parla, per spezzare con lui il suo pane e per poterlo “riconoscere” nella fede e nell'amore.

Come i discepoli  non possono tenere nel chiuso della loro casa e della loro coscienza l'esperienza vissuta e “partirono senza indugio” per annunziare anche a Gerusalemme la loro gioia, così noi.  ogni domenica dopo aver ascoltato la parola ed esserci nutriti del pane eucaristico dovremmo sentire l'urgenza di “partire senza indugio”.

“Andate in pace”: sono le ultime parole che il sacerdote pronuncia nella messa. Queste parole non hanno per scopo soltanto di mettere un punto fermo alla celebrazione, rimandando tutti a casa. Sono anche un invio, una missione: a testimoniare ciò che si è ascoltato e ciò in cui si crede. A ritornare nelle nostre case: ad andare là dove lavoriamo ogni giorno; ad aprire gli occhi per scoprire la presenza del Signore; a vivere in rendimento di grazie; a portare un po' di speranza a chi stenta a dare un senso alla propria vita. A vivere nella gioia. A vivere per gli altri come Cristo ci ha dato l'esempio, cioè a dare la nostra vita come Cristo ha dato la sua.

Padre Gioachino Rossetto dei Servi di Maria (1880- 1935) scive: “La vita sia tutta somigliante all'atto più degno che possa compiersi sotto gli occhi di Dio Padre, con Gesù, in Gesù e per Gesù, nell'unionedello Spirito Santo ”- la vita cioè sia guidata dalla Messa, diventi una Messa.

Come i discepoli di Emmaus

A tutti i cercatori del tuo volto
mostrati, Signore;
a tutti i pellegrini dell’assoluto,
vieni incontro, Signore;
con quanti si mettono in cammino
e non sanno dove andare
cammina, Signore;
affiancati e cammina con tutti i disperati
sulle strade di Emmaus;
e non offenderti se essi non sanno
che sei tu ad andare con loro,
tu che li rendi inquieti
e incendi i loro cuori;
non sanno che ti portano dentro:
con loro fermati perché si fa sera
e la notte è buia e lunga, Signore.
David Maria Turoldo


BUON NATALE!

VERSIONI STAMPABILI

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