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2003

31 Agosto - Piccolo teatro Meschio

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Piccolo teatro Meschio


Tra una settimana finisce il Grest della parrocchia di Meschio. Tra due mesi comincia il Grest 2004.
Comincia infatti a novembre la preparazione per gli animatori della parrocchia: oltre al Grest, ci si prepara anche per il tradizionale recital, in scena durante i festeggiamenti patronali di maggio.
«Per il recital e per il Grest siamo più o meno gli stessi ragazzi - spiega il diciottenne Nicola Pea, la nostra guida nel magico mondo di Meschio - ¿in pratica siamo qui in patronato sempre».
Specialità della casa è il teatro. Infatti dopo il recital, anche il Grest, anno dopo anno, si fonda sulla recitazione: stavolta per immergere i 90 partecipanti nella storia di Peter Pan e Campanellino. Il parroco don Piergiorgio, all'inizio della giornata, guida la preghiera e propone una riflessione, poi si trasforma in presentatore. Annuncia: «Si possono spegnere le luci, si può aprire il sipario¿». Ed ecco in scena i nostri consumati attori. Sanno come far ridere il giovane pubblico: «Pensate a una cosa bella e divertente¿ come la fine della scuola¿ o magari i professori in mutande!» (risate abbondanti). In tanti in scena, non si sovrappongono né s'inceppano; e c'è spazio anche per il tuffo di uno di loro, a volo d'angelo da professionista stuntman, su un letto che letto non è. Bensì una delle scenografie preparate dagli animatori. Come pure i costumi, comprese le eccellenti ali di farfalla con cui s'adorna Campanellino (forse con quelle vola davvero).
«Alla mattina, dopo la recita, ci dedichiamo ai laboratori, tra cui la pasta di sale, che è quasi un simbolo del Grest di Meschio - dice Nicola -; mentre al pomeriggio, oltre ai giochi, ci dedichiamo alla preparazione dello spettacolo finale. Bambini e ragazzi metteranno in scena, l'ultimo giorno di attività, la stessa storia che hanno visto recitar e agli animatori. Inoltre i piccoli si costruiscono copie (magari semplificate) dei materiali di scena. Un modo per renderli attenti alla recita, per far loro assorbire i contenuti della favola (che non venga in mente anche a loro come Peter di dire che non vogliono crescere!); e anche per tramandare alle giovani generazioni la nobile arte del teatro che a Meschio già da anni si coltiva. Gli animati di oggi saranno gli anim-attori di domani!
«Nello spettacolo finale - spiega la nostra guida - ci saranno anche delle finte pubblicità recitate dai ragazzi, e i balletti femminile e maschile» (a Meschio anche i ragazzi danzano! Negli anni scorsi tra gli animati c'erano anche ragazzi che praticano la danza freestyle durante l'anno).
Eppure, tra teatro, danza, giochi e laboratori, qual è l'attività preferita dei ragazzi?
«La discoteca! - risponde senza bisogno di pensarci Nicola -. Quando nell'ultimo quarto d'ora di attività, alla mattina e al pomeriggio, mettiamo la musica a tutto volume e lasciamo fare loro quello che vogliono».

Tommaso Bisagno

20 Luglio - Vogliamo avvicinare di più i giovani esterni alle Parrocchie

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Vogliamo avvicinare di più i giovani esterni alle Parrocchie

Bilancio sincero ma sostanzialmente positivo quello che trae don Piergiorgio Camillotto di Meschio (nella foto), coordinatore per i parroci del Progetto Giovani foraniale.
«Gli operatori sono riusciti a coinvolgere i consigli pastorali e i parroci nell'analisi dei problemi pastorali più sentiti, evidenziando la dimensione della forania. Inoltre sono riusciti a mettere in relazione le parrocchie e i rappresentanti degli enti locali, come gli operatori che curano le attività con i giovani per i comuni. Infine, hanno fatto vedere un nuovo metodo di lavoro con i giovani, chiaramente impostato».
Ma non si nasconde i limiti. «L'obbiettivo principale per cui era stato voluto il progetto era avvicinare i giovani che sono fuori della parrocchia; ma di fatto, finora hanno lavorato più dentro le comunità che realmente "in strada". E c'è stata difficoltà nel trovare collaboratori all'interno delle parrocchie: i referenti, ma non solo.
Di fatto, il progetto ha preso strade diverse da quelle da noi ipotizzate e sperate inizialmente; ma questo perché dal momento di "ricercazione" iniziale sono emerse problematiche diverse: tematiche che abbracciano l'insieme della pastorale ("La parrocchia come comunità di fede e valori", per esempio) e non solo i giovani»

13 Luglio - Le speranze di Piazza Meschio

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Le speranze di Piazza Meschio

Il concorso di idee per la riqualificazione dell'Istituto Cesana Malanotti in piazza Meschio, nel quale è inserita anche l'ex - area Maier (la zona degradata al di là del fiume, in via del Maniero), ha definito i tre progetti che si sono qualificati come vincitori ex- aequo (ma nessuno ha conseguito il primo posto) ed i due che hanno avuto menzione tra i 20 giunti. A questi faranno riferimento gli acquirenti futuri del complesso. «Come Istituto - precisa Claudio Ciciliot, presidente del Cesana Malanotti e assessore ai servizi sociali - non debbo fare niente. Può essere che a brevissimo tempo il bene sia alienato e ci sono già proposte da vagliare. Dobbiamo porle in relazione con la costruzione della nuova struttura in via Carbonera. Ai futuri acquirenti metterò a disposizione i progetti attuali e solo nel caso che la volontà di chi acquista sia diversa, dovrò avere il tempo di riprogrammare».
I progetti scelti riguardano la struttura già esistente dell'Istituto di 6000 mq circa, la piazza del sagrato della chiesa e dei percorsi di 8000 mq circa, e quella del comparto 1C , ossia gli ex Mulini di Meschio, di 3000 mq circa. Gli architetti hanno lavorato rispettando le funzioni che dovevano assolvere le diverse aree in base al PRG. Si individuano così in ogni caso spazi ad uso residenziale, per attrezzature collettive ed aree di verde; si rispetta il complesso esistente, con un intervento di risanamento conservativo. Dopo la valutazione i lavori scelti corrispondevano agli architetti: Pisana Posocco e Filippo Lambertucci (Roma); Alberto Zanon e Gianfranco Trabucco (Vittorio Veneto); Marcello Lubian (Trento); e le due segnalazioni ai diocesani Gian Piero Napol e Sergio De Nardi (Vittorio Veneto); Sergio Vendrame (progettista anche della attuale RSA) e Gustavo Carabajal (S. Vendemiano).

Isabella Mariotto

25 Maggio - La Sagra del Providenza a Meschio

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La Sagra del Providenza a Meschio


Domenica scorsa, terza del mese di maggio, la parrocchia di Meschio ha festeggiato la Madonna della Provvidenza. Nel suo libro "L'isoglossa del pìrol" (Dario De Bastiani Editore 2002), Aldo Toffoli dedica un capitolo ai ricordi legati alla sagra dea Providenza che un tempo veniva celebrata a Meschio. Di seguito pubblichiamo alcuni passi del racconto di Toffoli.

(...) Il giorno della sagra si presentava sempre a noi, all'inizio, con un'espressione negativa, che però si scioglieva poi in allegria. L'espressione negativa era quella, immancabile, della faccia di Toni T., che compariva sempre a Messa torvo e con i calamari agli occhi. Dovete sapere che Toni abitava, anzi dormiva a non più di quindici metri dal luogo di dove da sempre i fratelli Stefàn sparavano i fóghi e dove sistemavano i pali delle ròste. Proprio lì scoppiava - anche questo per tradizione antica -, puntualmente alle cinque del mattino della sagra, il botto che dava l'avviso, a Vittorio e dintorni, che quello era il giorno dei fóghi. Un botto, come si può capire, formidabile, che faceva tremare chiesa e case dei dintorni.
Alla sera di ogni vigilia Toni faceva il proposito di svegliarsi, all'indomani, qualche minuto prima delle cinque, per "assorbire" senza sorpresa il rumore dello scoppio. Era un proposito fermissimo, che comunicava agli amici al momento di salutarli, che ripeteva cento volte fra sé mentre saliva le scale per andare in camera, che biascicava sotto le coperte prima di addormentarsi... Ma niente! Ogni volta quella cannonata micidiale lo faceva balzare sul letto, e talora anche rotolare giù. Arrivava al banco, Toni, che ancora imprecava, nemmeno tanto sottovoce, contro i fratelli Stefàn e tutta la genia degli inventori dei fóghi. Poi la Madonna della Provvidenza, nel corso della Messa, faceva il primo miracolo della giornata e Toni, grazie ad esso, riprendeva l'umore di sempre, premessa allo scoppio d'allegria comune, condito di frizzi e di pacche sulle spalle, all'uscita dalla chiesa.
Alla fine della Messa del fanciullo "partiva" il parco divertimenti, che consisteva in tre giostrine per bambini (raramente nella giostra degli autoscontri, che da sola occupava mezza piazza), nella giostra delle catene e nelle barche (...)
Al primo pomeriggio, dopo i Vespri solenni, le gare.
Le gare si svolgevano nello spazio - allo scopo mantenuto sgombro - da De Gregori al recinto delle barche. Erano: corse con i sacchi, dove i singoli concorrenti dovevano correre con le gambe infilate in un sacco legato alla cintura, quindi a balzelloni; e il pubblico presente era interessato, ovvio, non tanto all'esito della gara, quanto alla qualità e al numero dei ruzzoloni dei concorrenti. Idem per la corsa a tre gambe, dove coppie di concorrenti procedevano con una gamba libera e una legata - destra con sinistra - alla gamba del compagno. Altra gara individuale, quella a pié zòt. La corsa co' l'óvo era una gara in cui i concorrenti, con le mani legate dietro la schiena, portavano un uovo fresco in un cucchiaio tenuto con i denti: vinceva chi arrivava primo con l'uovo intatto al suo posto. (...)
Seguiva il tiramolla tra i rappresentanti del Comitato da una parte e quelli dei giostrai e bancarellari dall'altra: gli uni che volevano far partire presto i fóghi, gli altri che invece insistevano per tirarla lunga il più possibile. Venivano così le undici, poi le undici e mezza... e qui si facevano avanti le mamme dei ragazzini presenti, i quali ormai crollavano dal sonno ma che, nonostante ciò, nessuno sarebbe stato capace di schiodare dalla piazza senza che avessero visto i fóghi.
Come sempre e come d'obbl igo, alle mamme non si poteva dir di no, quindi, al cenno di uno del Comitato, Stefàn sparava el primo bengàl, accolto da applausi fragorosi: il segnale che i fóghi incominciavano. (...)
L'ultimo atto dello spettacolo pirotecnico era il "bombardamento": fisséte e bengài di varia potenza, caricati di petardi sempre più forti, che venivano lanciati in sequenza rapidissima: il cielo ne era illuminato e il tremendo frastuono si sentiva a chilometri di distanza.
Anche il finale seguiva un suo rituale: corrispondeva all'illuminazione del quadro della Madonna della Provvidenza, che era collocato sullo sfondo delle ròste. Attorno al quadro veniva disposta una cornice di candeline di polvere pirica, collegate ad una miccia, che veniva accesa subito dopo lo scoppio dell'ultimo petardo del bombardamento.
Il dolce volto della Vergine col Bambino appariva per pochi attimi, e il suo sorriso materno sembrava rivolgersi a tutti i suoi "ragazzi" presenti e lontani. (...)


18 Maggio - Parrocchia di Meschio in festa... Per i giovani è tempo di recital!

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Parrocchia di Meschio in festa... Per i giovani è tempo di recital!

La parrocchia di Meschio è in festa nel prossimo fine settimana. Infatti, anche se la parrocchia è dedicata a Santa Maria Annunziata (e il riferimento sarebbe dunque l'Annunciazione, che ricorre il 25 marzo, 9 mesi prima di Natale), tradizionalmente il culmine della devozione di ogni anno parrocchiale è per la Madonna della Provvidenza. Una devozione non "ufficiale", che trae origine dall'omonima cappella nella chiesa di San Carlo ai Catinari a Roma, fissata per tradizione alla terza domenica di maggio.
Si comincia dalla Messa prefestiva, sabato 17 alle 19.30, subito seguita dalla nuova edizione del recital dei ragazzi, "La notte finirà", alle 20.30 in oratorio ad ingresso gratuito. Domenica, oltre alla celebrazione più solenne e mariana del solito delle messe, ci sarà anche la visita alla Cappella della Madonna della Provvidenza (dalle 15.30 alle 18.30). In oratorio, momenti conviviali e il tradizionale mercatino dei "lavori delle nostre mani", che sarà aperto anche nella serata di giovedì 22 e per tutta domenica 25.

18 Maggio - Luigi Naibo, il "Dottor Musical", racconta...

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Luigi Naibo, il "Dottor Musical", racconta...

Tutto cominciò dalla caserma Gotti. Ci arriva, circa un lustro fa, quando ancora era obbligatorio il servizio militare, un giovane abruzzese, impegnato nella sua parrocchia. Sbarca a Meschio e lancia l'idea: ragazzi, perché non facciamo un recital?
Dubbiosi cominciano in sordina; all'avvicinarsi della metà di maggio, quando in occasione della parrocchia in festa per la Madonna della Provvidenza debbono andare in scena, si accorgono che serve un adulto per fare da comparsa. Per l'ambito ruolo viene chiamato il medico Luigi Naibo. «È stato divertente - racconta -. Poi l'anno successivo mi hanno addirittura chiesto di fare da regista, anche se non avevo nessuna esperienza di teatro; di fatto serviva loro un adulto per il coordinamento». E il sodalizio fra i giovani di Meschio e il parrocchiano dottor Naibo, regista per caso, funziona e si ripete. Si prosegue anno dopo anno con un musical sempre diverso. «I giovani si divertono, e fanno gruppo. È questo che conta, non il valore artistico dello spettacolo: qui ci si inventa tutti il mestiere! Diventa, invece, un'esperienza di formazione; e per questo è giusto che i giovani partecipanti continuino a cambiare».
E così "La notte finirà" sarà proposta sabato 18 alle 20.30 sul piccolo palco del patronato di Meschio. Si viaggerà in un futuro distante in cui la società sopprime i sentimenti perché ostacolano la massima produttività, ma qualcuno, ancora umano, si ribella. Ma soprattutto ci saranno una decina di attori (Barbara, Valeria, Elisabetta, Nicole, Irene, Erica, Carlo, Lorenzo, Matteo, Emanuele, Enrico, Nicola, Mauro, Marco) un paio di suonatori (Gianluca e Massimo), quattro cantanti (Sara, Sara, Flavia, Rebecca), due tecnici di scena (Massimiliano e Daniele), una coreografa (Valentina), un general manager (Marco): tutti giovani che da novembre ogni settimana hanno lavorato insieme, e in gran parte continueranno a farlo per il Grest di settembre 2003.
Con loro, con discrezione, Luigi, un regista che se qualcuno sviene per l'emozione sa perfettamente come intervenire.

Tommaso Bisagno

27 Aprile - Patronato di Meschio, rinascita possibile - Oratori, quale futuro?

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Patronato di Meschio, rinascita possibile - Oratori, quale futuro?

Facciamo rinascere l'oratorio di Meschio!
Dopo qualche anno dal completamento dei lavori, la parrocchia può godere di una struttura ben più che adeguata: una grande sala riunioni, aule per il catechismo, ed abbondante spazio esterno, con tanto di porte da calcio.
Eppure nettamente meno frequentato di un tempo.
CHE FARE?
La parrocchia cerca di rianimarlo: il primo tentativo è stato l'invito a tutta la comunità ad un incontro sul futuro dell'oratorio. Dove le idee non mancavano, come spiega il parroco: «Vorremmo istituire un comitato di gestione, e anche trovare dei volontari per le pulizie. Finora, invece, tutta l'organizzazione è stata fatta alla meglio, in base alla buona volontà dei singoli. L'obbiettivo è allargare l'uso del patronato, che non sia solo limitato alle attività pastorali: magari tenerlo aperto alla sera, d'estate»
Ma anche l'incontro per la rinascita dell'oratorio è stato nettamente meno frequentato di un tempo: non più di una trentina di persone.
ARRENDERSI?
In parte, il parroco don Piergiorgio Camillotto prende atto della situazione. «Sono cambiati i tempi¿ prima mancavano altri punti di aggregazione, ad esempio per lo sport». Come dire: è normale che l'oratorio serva solo per il catechismo e poco più, adeguiamoci. «È un processo irreversibile».
Ma in parte non si arrende, e insiste. «Convocheremo all'inizio di maggio un altro incontro per discutere dell'oratorio; e pensiamo di spedire a tutte le famiglie un questionario per chiedere loro cosa vorrebbero»¿ dal patronato o nel patronato. Ma anche cosa sono disposti a dare al patronato.

Tommaso Bisagno

27 Aprile - Ecco chi già adesso frequenta il patronato

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Ecco chi già adesso frequenta il patronato

Abitano il patronato i gruppi del catechismo per l'incontro settimanale; quelli dell'Azione Cattolica il sabato; i volontari dell'Operazione Mato Grosso, che hanno un loro deposito-ritrovo; i giovani della parrocchia che già stanno lavorando al Grest di settembre - sarà protagonista Peter Pan. E soprattutto i giovani già scaldano le ugole per il tradizionale musical che porteranno in scena a maggio (sabato 17) nell'ambito dei festeggiamenti patronali.
La struttura di Meschio viene solo occasionalmente prestata. I destinatari possono essere, ad esempio, scout o altre parrocchie; in cambio si chiede solo la pulizia, e un'offerta libera. Parroco e consiglio pastorale hanno infatti deciso di non dare in affitto il patronato anche ad utenti esterni - come accade, ad esempio, nella confinante parrocchia dei Santi Pietro e Paolo. Perché considerano la struttura un tesoro della parrocchia, e perché i lavori sostenuti sono stati già ripagati: non ci sono cioè problemi di debiti.
Mentre le rifiniture proseguono: il salone sarà a breve tinteggiato.

27 Aprile - «L'abbiamo costruito noi!» - I ricordi di Sante Marin, che ancora s'incontra con "gli Amici del Patronato"

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«L'abbiamo costruito noi!» - I ricordi di Sante Marin, che ancora s'incontra con "gli Amici del Patronato"

Una struttura nuova ed accogliente, ma poco frequentata. Questo è oggi l'oratorio della parrocchia di Meschio in via Celante. Ma cos'era agli albori,... anta anni fa? Ripercorriamone la storia.
LA NASCITA
Là dove c'è l'oratorio, un tempo era solo campo. «Il terreno fu acquistato dalla parrocchia quando era parroco don Romano Luchetta - ricorda Aldo Toffoli - mentre la costruzione si svolse con don Ottorino Dal Molin». «È stato il primo vero oratorio della città, ossia costruito apposta per ospitare le attività parrocchiali» precisa Sante Marin, ancora residente e attivo nella parrocchia di Meschio. Marin e Toffoli sono due degli storici frequentatori del Patronato. Ci sono tornati anche qualche settimana fa, per il raduno degli "amici dell'oratorio", maxi pranzo conviviale arricchito da scambi di foto e ricordi di allora, giunto già alla quarta edizione. Gente sugli "anta" giunta anche da Rovigo per ricordare le giornate a stare all'oratorio (Gioventù patronata¿). Ma anche a costruirlo.
MATTONE SU MATTONE
«Incominciammo tagliando gli alberi - ricorda Marin - , poi si trattò di scavare per le fondamenta. Ce ne occupammo solo noi volontari, cioè contadini o giovani: abbiamo fatto tutto a mano - non c'erano mica le pàchere!- o al massimo con i carri trainati da buoi o cavalli. Utilizzammo la terra dello scavo anche per livellare il terreno: prima dalla circonvallazione verso il Patronato c'era una lieve discesa». Poi arrivò l'impresa edile. «Il progetto fu fatto dal geometra Luigi Dei Tos, e già prevedeva entrambi i piani della costruzione attuale. Comprendeva anche una sala per cinema e teatro, che però non fu mai realizzata». Negli anni 50 fu realizzato soltanto il seminterrato ed il salone che ci s ta sopra; solo successivamente furono aggiunti l'odierno secondo piano ed il prolungamento dell'edificio. Ancora Marin racconta:«All'interno allestimmo il palco in legno, mettemmo le tende. Poi c'era una macchina da cinema, e allora facemmo un rialzo sopra la biglietteria per mettercela. E quanti film della San Paolo ridotti a 16 millimetri ci abbiamo visto!». C'erano il biliardo e il ping pong, «ma comprati usati»; solo dopo arrivo il calciobalilla, «non sapevamo nemmeno cos'era»; le porte da calcetto che oggi vediamo sono arrivi recenti, ma da sempre si gioca a pallavolo e a basket¿«ma poi tutto è stato rovinato per l'incuria» conclude amaro il veterano del patronato.
PERSONE SU PERSONE
Negli anni di gloria del patronato «era il cappellano ad organizzare tutto, dalla dottrina agli incontri ai tornei: era sempre lì». Ora, e per molto ancora, non c'è più cappellano; questo rende ancor più valida la considerazione finale di Sante Marin: «la gente pensa che se dà 50 euro per il patronato poi è a posto; ma se invece offrisse qualche ora del suo tempo¿»

Tommaso Bisagno

16 Febbraio - La rinascita di Piazza Meschio

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La rinascita di Piazza Meschio

Piazza Meschio avrà presto un volto nuovo.
ADDIO, CESANA - La decisione di chiudere la casa di riposo che si trova in piazza, in conseguenza del trasferimento degli assistiti nel nuovo centro Rsa che sorge in via Carbonera a Costa, vicino all'ospedale, e la vendita dell'immobile da parte dell'istituto Cesana Malanotti, permetterà di dare una connotazione diversa a piazza Meschio e all'area circostante. E certamente una piazza architettonicamente definita nel contesto urbanistico qualifica una città agli occhi di chi vi abita e del visitatore.
IL PROGETTO - La nuova destinazione d'uso del complesso della casa di riposo (18 mila metri cubi, 6300 mq) e della piazza antistante, chiesta dall'Amministrazione comunale nell'ultimo consiglio, è rivolta "alla riconversione dell'edificio ad uso commerciale e residenziale con recupero di edifici di valore storico, secondo le disposizioni del piano regolatore, con pedonalizzazione di piazza Meschio e via De Min, e creazione di un percorso ciclabile in via Maniero".
LA STORIA - «Il quartiere si chiama così - ricorda Aldo Toffoli, luminare di storia vittoriese - perché era il punto in cui Ceneda incontrava il Meschio: quando i cenedesi andavano "al fiume", intendevano proprio lì». Altre spigolature di storia del quartiere: nel lontano passato era una zona boscosa, e infatti la chiesa si chiama Santa Maria in silvis, ossia "nei boschi"; fino a qualche secolo fa, davanti alla chiesa sorgeva un cimitero. Via del Maniero prende il nome da un antico castello, mentre sul ponte (all'incrocio con via Pontavai) sorgeva il macello, e vicino un mulino, non corrispondente però a quello, restaurato, che vediamo oggi.
LA SITUAZIONE - Attualmente la piazza è adibita a parcheggio, e attraversata da una strada che ne costeggia il lato sud. Via del Maniero, la strada dietro la chiesa, collega la pis ta ciclabile che arriva da San Giacomo con il tratto successivo, adiacente alla pista di atletica. Di fatto, cioè, la via è già ora utilizzata come pista ciclabile, ma è aperta anche al transito delle auto; ed è molto stretta, specie nel tratto dietro la chiesa.
GLI INTERROGATIVI - Ma se la piazza diventa pedonale, dove si parcheggia?
«Comunque - spiega Luigi Citro, assessore all'edilizia privata - i residenti potranno parcheggiare; viene ipotizzato anche un eventuale parcheggio sotterraneo alla piazza».
Che ne sarà dell'area ex-Majer, la zona degradata alle spalle della piazza (segnalata come priorità dal presidente del quartiere nella nostra inchiesta la settimana scorsa)? «Anche l'area ex-Majer sarà compresa - precisa Citro -, ma con uno stralcio suo funzionale, compatibile con l'idea dei proprietari, che proseguiranno la risistemazione».
CERCASI IDEE - Nel frattempo è stato organizzato un concorso di idee «In passato - afferma Claudio Ciciliot, assessore ai servizi sociali presidente dell'istituto Cesana Malanotti - sono stati seguiti tutti i percorsi per cercare un'utilizzazione consona della struttura. La zona deve essere rivitalizzata. Ora gli edifici sono in vendita, anche al Comune se vuole, e siamo pronti a valutare le idee che proporranno i professionisti».
CENTRO CULTURALE? - Contrario ad una utilizzazione non collettiva si dichiara Graziano Carnelos, consigliere comunale della Margherita, che vede «la struttura adatta a diventare una cittadella della cultura e del sapere». All'interno la biblioteca civica (che dovrà abbandonare la sede attuale per la costruzione del centro termale e di benessere), l'auditorium, la cineteca, la videoteca, una sala ascolto musica, il tutto concentrato in un unico plesso pubblico. «Le piazze sono i cuori pulsanti della citt& agrave;, non vogliamo congestionarli con negozi e abitazioni - continua Carnelos -. La politica ha la funzione di far diventare realtà ciò che è sogno... anche se credo che dietro alla futura piazza Meschio si stiano attrezzando notevoli appetiti commerciali. La città ha bisogno di una biblioteca civica e anche degli altri servizi». Però la parte finanziaria (quanto servirebbe al Comune per acquisire e trasformare il complesso? Sette miliardi, stima Ciciliot) riporta alla realtà, anche se «quando c'è la volontà i soldi si trovano, almeno in parte, come è stato fatto per altre opere pubbliche» conclude Carnelos.
«ASCOLTATE ANCHE NOI!» - Anche il consiglio di quartiere si dice d'accordo con l'idea della cittadella del sapere. «Il posto è sicuramente idoneo - conferma Aldo Piaia, presidente del consiglio - e credo che l'amministrazione dovrebbe sentire anche il nostro parere, dato che ha voluto istituire i consigli di quartiere. Già una quindicina di anni fa sono stati fatti studi architettonici per un recupero delle strutture più antiche e il ripristino dei giardini all'interno. Vogliamo una riqualificazione del quartiere e aspettiamo proposte e progetti in questa direzione».

Isabella Mariotto

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